L'importanza delle api per il trattamento e cura del tumore al seno: nuove evidenze



L'importanza delle api per la salute del pianeta è indiscussa: dalle proprietà benefiche del miele per l'uomo, al ruolo essenziale che l'impollinazione ricopre per l'equilibrio del pianeta. Recenti ricerche mostrano però che il loro ruolo è ancora più importante di quello che pensiamo, soprattutto quando si parla del trattamento e cura del tumore al seno. Vediamo perché.


Da tempo era stato scoperto che le api sono in grado di diagnosticare fin dai primi stadi numerose malattie, tra cui il cancro, poiché particolarmente sensibili ai ferormoni delle ghiandole apocrine. Ma solo recentemente un esperimento condotto sui topi dai ricercatori dell’Harry Perkins Institute of Medical Research di Perth ha dimostrato che la melittina, la principale componente del veleno delle api, è in grado di eliminare rapidamente le cellule tumorali aggressive, soprattutto se combinata con altri farmaci chemioterapici.


L'ape Europea, chiamata anche Apis mellifera, è stata per centinaia di anni una delle risorse principali per diversi prodotti medici, come il miele, propoli e il veleno. Tuttavia, le proprietà molecolari benefiche del veleno restano ancora da scoprire e in particolare quelle legate al tumore al seno. Comprendere la base molecolare e specificità del veleno contro le cellule cancerogene è la chiave per sviluppare e ottimizzare le successive terapie partendo da un prodotto naturale che può essere facilmente disponibile in diverse comunità del mondo.




Inoltre, è stato osservato che interferisce nei percorsi di crescita e replicazione delle cellule tumorali riducendone la crescita. Questa scoperta potrebbe permettere lo sviluppo di terapie per formule tumorali per le quali ad oggi non esistono trattamenti efficaci. Tuttavia sono ancora necessari altri studi per verificarne la tossicità e l’efficacia nell’uomo.


Per maggiori dettagli è possibile leggere lo studio pubblicato sulla rivista Nature Precision Oncology al seguente link: https://www.nature.com/articles/s41698-020-00129-0


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