I boschi in Italia: abbiamo davvero bisogno di aumentarli?



Quando parliamo di ambiente e futuro non possiamo non menzionare il Green Deal Europeo che, con il suo sguardo al domani, ha dato le direttive per la riforestazione del suolo. L'obiettivo è quello di contrastare i cambiamenti climatici, ormai incontrollati e sempre più rapidi in tutto il pianeta, e sempre più aziende partecipano alla gara ecologica. Questo però può scatenare degli effetti negativi che possono impattare l'ambiente stesso. Vediamo perché.



Nel quadro del Green Deal europeo, la strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 ha annunciato l’impegno a piantare almeno 3 miliardi di alberi supplementari nell’UE entro il 2030. Con queste parole comincia un documento pubblicato dalla commissione europea che presenta una delle strategie della UE per il contrasto ai cambiamenti climatici e raggiungere così l’ambizioso obiettivo di una economia europea a carbonio neutro.


A seguito di questo annuncio è cominciata la gara a chi pianta più alberi e sono già numerose le aziende, grandi e piccole, che annunciano l’impianto di nuovi boschi in Italia e all’estero. Fermo restando il ruolo fondamentale che gli alberi svolgono nel sequestro di carbonio, è necessario tuttavia che questa operazione sia attentamente coordinata e calata nei singoli contesti territoriali tenendo conto che, prima di tutto, è fondamentale gestire correttamente il patrimonio forestale esistente, come per altro ben sottolinea il documento stesso già citato.



In Italia in particolare, la superficie complessiva destinata a boschi è già fortemente aumentata nell’ultimo secolo. I dati statistici, infatti, ci dicono che esattamente un secolo fa la superficie forestale del nostro paese era poco meno di sei milioni di ettari e che, attualmente, ha abbondantemente superato i 10 milioni di ettari, con un aumento di quasi l’80%.


Di contro, la superficie agricola è scesa dagli oltre 21 milioni di ettari del 1921 ai poco meno di 13 milioni di ettari attuali. Quindi è molto importante che i nuovi alberi che andremo eventualmente a impiantare siano collocati in maniera strategica così da non sottrarre ulteriore superficie agricola, ma casomai integrarla nell’ambito di schemi di agroforestazione che contribuirebbero a rendere più sostenibile le pratiche agricole e zootecniche.


L’agroforestazione, infatti, è considerata una delle pratiche più promettenti per il contrasto ai cambiamenti climatici e per aumentare la resilienza dei sistemi agricoli e contribuire al processo di intensificazione sostenibile attraverso un approccio agroecologico. A maggio del prossimo anno l’Italia ospiterà a Nuoro il sesto congresso della Società Europea di Agroforestazione (EURAF) e sarà un’importante occasione per fare il punto sulle opportunità che tal pratica offre per un reale contrasto ai cambiamenti climatici.

 

Fonti:

https://op.europa.eu/it/publication-detail/-/publication/c1318a76-054e-11ec-b5d3-01aa75ed71a1

http://euraf2022.eu

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