Adattamento al cambiamento climatico nei ruminanti allevati: una nuova ricerca analizza i geni


Il cambiamento climatico è ormai un dato di fatto e lo sappiamo da anni. Generalmente la temperatura globale è in aumento anche se si verificano, con maggior frequenza rispetto al passato, periodi di freddo più intenso ed eventi meteorologici estremi. Ovviamente, questi cambiamenti hanno un impatto considerevole sul benessere e sulla produttività degli animali allevati, ed è importante monitorare queste componenti per comprendere come intervenire in modo tempestivo ed efficace. Vediamo come.


Sin dai tempi antichi, gli animali allevati si sono diffusi dai centri di domesticazione verso la maggior parte delle regioni del mondo, adattandosi gradualmente ad ambienti diversi. Ciò comportava il passaggio da temperature molto calde a sotto zero, e da condizioni climatiche soggette ad estrema umidità, ai climi secchi e aridi tipici dei deserti. Questi cambiamenti hanno sicuramente un impatto importante sul benessere e la produttività degli animali allevati, ed è importante monitorarli per assicurare innanzitutto la salute dell'animale, e successivamente la sua produttività.



Una delle ricerche più recenti dedicate alla tematica descrive i progressi nella metodologia per lo studio dei genomi degli animali di interesse zootecnico. Il focus è in ogni caso direzionato sull'impatto che le condizioni ambientali possono avere sulla produzione animale, fornendo riferimenti ai risultati di recenti ricerche condotte in proposito.


Il sequenziamento dei genomi animali ha facilitato gli studi di associazione “Genome Wide” per localizzare i geni che controllano molti caratteri e la genetica delle popolazioni ha identificato regioni genomiche sotto selezione o addirittura oggetto di introgressione da una razza all'altra per migliorare la produzione o renderla maggiormente adattabile. In questo contesto risulta strategica la conservazione delle risorse genetiche locali come serbatoio di alleli utili.



La cosiddetta “landscape genomics”, ha identificato regioni genomiche che consentono agli animali di adattarsi agli ambienti locali. La combinazione dei progressi della genomica e dei metodi per prevedere i cambiamenti climatici sta generando una vera e propria esplosione di dati che richiede innovazioni nel modo in cui devono essere trattati i grandi set di dati (i cosiddetti big data). L'intelligenza artificiale e il “machine learning” vengono ora utilizzati per studiare le interazioni tra il genoma e l'ambiente al fine di identificare gli effetti storici sul genoma e per modellare scenari futuri.


 

Fonte:

https://www.mdpi.com/2076-2615/11/10/2833



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