Cane di Mannara: conosciamo meglio questa razza antica



Passeggiando per le campagne siciliane, potrebbe esservi capitato di vedere, a fianco di un gregge, un cane dall’aspetto fiero e imponente e dal folto mantello riccio. Con tutta probabilità, vi siete imbattuti in un cane di Mannara, e vediamo perché questa antica razza è così importante dal punto di vista non solo genealogico, ma soprattutto genetico.



Conosciuti per essere dei fidati cane-pastore, i cani di Mannara hanno una storia davvero interessante che vale la pena approfondire. Partiamo innanzitutto dalla definizione del termine: in dialetto siciliano il termine Mannara indica il recinto dove le capre e pecore vengono tutt'ora radunate durante la notte dopo la giornata al pascolo, ossia in un luogo sicuro e ben delimitato. E qui la connessione con la razza Mannara: i pastori siciliani, infatti, hanno da sempre beneficiato delle doti di “guardiano impareggiabile”, come definito da Giovanni Bonatti nel suo testo “Cani di tutte le razze" (1954).



Anche se la protezione del gregge dagli attacchi dei lupi pare ormai un lontano ricordo, ancora oggi il cane di Mannara svolge egregiamente il suo ruolo di protettore del bestiame dagli attacchi di volpi e cani randagi. Sono cambiati i tempi, ma l'istinto protettivo resta il medesimo, e le sue radici possono risiedere anche nella storia di questa razza, vediamo perché!


Le origini della razza di Mannara si perdono nel lontano passato, come quelle della razza Cirneco di cui abbiamo parlato in un precedente articolo del blog, e di cui già Mario Perricone ne disquisiva nel 1987 all'interno della sua "Grande Enciclopedia del Cane" definendolo "il più antico di tutti i cani".


Tuttavia se le radici di questa razza possono essere rintracciate, sempre sul territorio siculo, già nell'età del bronzo, la prima pubblicazione di rilievo e ufficiale sulla razza si ha nel 2014 grazie all'incredibile lavoro del Club di Razza SAMANNARA, il quale permette di far ottenere l'apertura di un registro anagrafico (RSR), che attualmente conta 375 esemplari in tutto.



Ed è proprio per proseguire questo percorso che i team di ricerca del prof. Luigi Liotta, e della prof.ssa Paola Crepaldi dell’Università degli Studi di Messina, hanno collaborato per approfondire la conoscenza di questa razza da diversi punti di vista: morfologia, pedigree e genetica.

Dal punto di vista fisico, il cane di Mannara si è dimostrato essere imponente e rustico, ma allo stesso tempo armonico e ben proporzionato, e la sua caratteristica tipica è il suo mantello folto e ondulato. Questi tratti sono visibili fin dall'età più giovane dei cuccioli, e li contraddistinguono rispetto ad altre razze.


Le analisi genealogiche e genetiche hanno evidenziato la buona gestione e l’unicità di questa popolazione, nonché indizi sulle sue relazioni passate con altre razze italiane e non. Inoltre, il cane di Mannara ha dimostrato di possedere tutti i requisiti richiesti dall’Associazione Internazionale della Cinofilia (FCI) per essere ufficialmente riconosciuto come razza.




Al fine di conservare e valorizzare le piccole popolazioni autoctone, quale il cane di Mannara, oggi è fondamentale impiegare tutti i nuovi strumenti a nostra disposizione, tra cui quelli genomici. In questo modo sarà possibile garantire la preservazione di uno dei più grandi tesori del nostro paese: la biodiversità.


A questo link è consultabile, e scaricabile, lo studio completo:

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1828051X.2021.1972852




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