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Esuvie di insetto: perché possono essere la chiave per la nutrizione dei pesci d'acquacoltura?


Nel campo della ricerca di fonti alternative per l'alimentazione animale non si fermano le scoperte, e quella più recente relativa all'esuvia promette ottimi risultati per il futuro. I dati mostrano infatti come l'esoscheletro esterno che l'insetto realizza nel momento della muta contengono importanti fonti proteiche utili per il settore mangimistico dell'acquacoltura. Vediamo nel dettaglio perché.


Con il termine esuvia ci si riferisce a quel che rimane dell'esoscheletro esterno dell’insetto dopo la muta. Le esuvie rappresentano un’importante fonte di chitina costituendo il 25-40% del loro peso secco. La chitina è il polisaccaride insolubile (o fibra insolubile) più abbondante del pianeta dopo la cellulosa. È costituita da unità di N-acetilglucosammina, ed è presente oltre che negli insetti anche nei gusci dei crostacei e nei funghi.


Nell'allevamento massale di insetti destinati ad esempio alla mangimistica, tra cui la mosca soldato (Hermetia illucens), viene generata una notevole quantità di esuvia pupale che può essere recuperata ed utilizzata in un’ottica di economia circolare come biostimolante grazie all’elevato contenuto di chitina.


D'altra parte considerando che la produzione industriale di insetti in Europa è di circa 600 tonnellate all'anno con una previsione di crescita pari a 24,4% all'anno nel prossimo decennio e dato l’elevato contenuto di chitina nelle esuvie degli insetti, la disponibilità di esuvie è tale da renderne un prodotto di scarto interessante per un possibile riutilizzo. In effetti, numerosi studi hanno dimostrato che la chitina e la sua forma deacetilata, il chitosano, sono composti bioattivi con proprietà prebiotiche, capaci di modulare positivamente il microbiota intestinale dei pesci d'acquacoltura.


In questo ambito, al fine di fornire ulteriori evidenze scientifiche sulle proprietà benefiche della chitina, i ricercatori del Gruppo Biotecnologie Animali e Acquacoltura del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita (Università degli Studi dell'Insubria, Varese) hanno condotto uno studio in trota iridea (Oncorhynchus mykiss) alimentata con diete contenenti fonti di chitina alternative rappresentate da prodotti di scarto di lavorazione, ovvero farina di exuvie di pupe di H. illucens e di gusci di gambero. I ricercatori hanno testato tre diverse diete isoproteiche, isolipidiche ed isoenergetiche contenenti farina di pesce, di teste gambero o una combinazione di farina di pesce e farina di esuvie di pupa di insetto all'1,6%.


Al termine della durata, in tutto tre mesi, non sono state osservate differenze significative in termini di crescita e di conversione. I ricercatori hanno invece trovato una maggiore diversità di specie batteriche intestinali includendo le esuvie di insetto nella dieta. In particolare, sono state trovate differenze a livello dei phyla Fimicutes e Actinobacteria, rappresentati principalmente dai generi Bacillus, Brevibacterium e Corynebacterium.


Questi generi, come sottolineano gli autori di questo articolo, sono batteri chitinolitici che producono acidi grassi a catena corta come prodotto finale di fermentazione. La produzione di acidi grassi a catena corta è stata confermata dall'analisi gascromatografica, che ha rilevato una più alta quantità di butirrato nelle feci di trota alimentate con esuvie. I dati ottenuti hanno confermato che le esuvie pupali di insetto, e la chitina in esse contenuta, rappresentano un promettente ingrediente funzionale (prebiotico), migliore dei gusci di gambero, per modulare positivamente le comunità microbiche intestinale della trota iridea.



Questo studio fornisce una prospettiva incoraggiante per l'uso di esuvie di insetti quale alimento funzionale nelle diete dei pesci d’allevamento e può aprire nuove opportunità per l'ottimizzazione nutrizionale mediata dal microbiota dei pesci d'acquacoltura.


 

Fonti:

R. Simona, C. Chiara, F. Brambilla, et al., Potential of shrimp waste meal and insect exuviae as sustainable sources of chitin for fish feeds, aquaculture (2023), https://doi.org/10.1016/j.aquaculture.2023.739256


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