Stress da Caldo - Strategie di nutrizione dei ruminanti




Lo stress da caldo (HS) sta diventando un serio problema, a causa degli impatti negativi sulle prestazioni dei ruminanti. L'effetto negativo dell'HS diventerà più grave in futuro, come conseguenza del progresso del riscaldamento globale e della selezione genetica per la produzione di latte.


Gli animali in HS cambiano il loro metabolismo e la loro fisiologia in risposta ai cambiamenti climatici. Gli effetti diretti e indiretti dell'HS condizionano la salute e la funzionalità gastrointestinale influenzando fortemente l'efficienza dell'utilizzo della dieta. I cambiamenti nella ripartizione dei nutrienti e l'alterazione della funzionalità del rumine e dell'intestino dovrebbero essere presi in considerazione quando i nutrizionisti si avvicineranno alla formulazione di quelle che potremmo chiamare "diete per climi caldi".



Il cambiamento climatico, associato ad un aumento costante della temperatura terrestre, influisce negativamente sulla produzione e sulla salute dei ruminanti. Un aspetto importante per l’allevatore, è quello di individuare possibili strategie nutrizionali e di alimentazione per mitigare l'impatto negativo dello HS sui ruminanti.


In condizioni di HS, i ruminanti mangiano più frequentemente, con una minore assunzione di sostanza secca (DMI) e un ridotto periodo di ruminazione, che si traduce in una diminuzione degli agenti tampone (produzione di saliva) che entrano nel rumine. Inoltre, l'aumento della frequenza respiratoria contribuisce anche all'acidosi ruminale, perché il respiro affannoso provoca l'espirazione di una maggiore quantità di CO2, riducendo il sistema tampone del pH nel sangue.


Oltre ai problemi fisiologici descritti, la riduzione della DMI comporta un ridotto apporto di nutrienti ed energia, che determina notevoli problemi per le performance produttive dell’animale. Alcuni studi hanno dimostrato che le diete ricche di amido e povere di fibre riducono l'HS nelle vacche da latte in lattazione, perché l'energia metabolizzata dalle diete ad alto contenuto di concentrati viene utilizzata con maggiore efficienza rispetto all'energia metabolizzata dalle diete ad alto foraggio.



Alla luce di queste considerazioni, il primo aspetto da considerare è il livello di foraggio nella dieta. Dato che gli animali riducono la loro DMI è bene incrementare il livello di concentrato a scapito della fibra, in modo da aumentare la densità energetica della razione. Tuttavia, questa pratica dovrebbe essere condotta con molta attenzione, poiché una dieta ricca di concentrati può essere associata ad un abbassamento del pH ruminale, a causa del ridotto contenuto di fibra. Per evitare questo problema è importante mantenere la funzione ottimale del rumine, con un livello di ADF e NDF che non dovrebbe essere inferiore rispettivamente al 18% e al 28% sulla sostanza secca della dieta.


Un’altra strategia per aumentare la densità energetica della razione è l’integrazione con fonti lipidiche. Nonostante i risultati inconcludenti relativi al beneficio dell'integrazione di grassi, è possibile affermare che i grassi dovrebbero essere utilizzati con estrema cautela nelle diete per vacche in HS, a causa dei possibili effetti negativi sul microbioma ruminale. Sicuramente l'opzione migliore è l'utilizzo di grasso protetto, che è in grado di bypassare intatto l'ambiente ruminale, non intaccando la crescita microbica ruminale. Sono necessari ulteriori studi per valutare diversi livelli e fonti di grassi integrati per un periodo prolungato.



Un aspetto legato alla riduzione di DMI comporta un bilancio azotato negativo. Questo aspetto può essere controllato aumentando il contenuto proteico della dieta, che però, può portare ad un eccesso di azoto. Tuttavia, è importante fornire proteine non degradabili dal rumine o migliorare la qualità delle proteine, aumentando il livello di amminoacidi essenziali (in particolare metionina e lisina), in una dieta con adeguata disponibilità energetica. Nonostante queste considerazioni, sono necessarie ulteriori valutazioni dell'efficienza dell'utilizzo delle proteine alimentari.


Sono necessari continui approfondimenti nell'alimentazione animale, poiché i ruminanti, e i bovini in particolare, sono selezionati per un'elevata produzione di latte, ma allo stesso tempo sono soggetti a una riduzione del DMI a causa dello stress ambientale. Lo sviluppo di strategie nutrizionali che supportano la produzione di latte ma che affrontano anche i disturbi metabolici e fisiologici causati dall'HS aiuterà l’animale a mantenere un metabolismo ottimale, per non pregiudicare le performance produttive.


Fonti:

Italian Journal of Animal Science, 2018, Conte, G., Ciampolini, R., Cassandro, M., Lasagna, E., Calamari, L., Bernabucci, U., Abeni, F. (2018). Feeding and nutrition management of heat-stressed dairy ruminants. Italian Journal of Animal Science, 17(3), 604-620.


DOI: https://doi.org/10.1080/1828051X.2017.1404944

Review realizzata nell’ambito delle attività condotte dalla Commissione ASPA “Adattabilità dei sistemi zootecnici ai cambiamenti climatici” e dal “Centro interuniversitario di adattabilità dei sistemi zootecnici ai cambiamenti climatici (ASIZOCACLI)”.


68 visualizzazioni0 commenti