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L'olivicoltura può migliorare la sostenibilità del settore zootecnico?


In linea con gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile a livello mondiale, sono sempre più numerosi gli studi che si concentrano nella ricerca e nell'analisi di strategie per rendere la produzione zootecnica più efficiente e sostenibile. Questo studio ha voluto approfondire, tramite un analisi in-vitro, l'effetto dell'impiego dei sottoprodotti dell'olivicoltura sulla dieta ovina. Di seguito l'approfondimento.


La sostenibilità è un tema chiave nella produzione animale e sono stati condotti diversi studi per valutare la sostituzione degli ingredienti convenzionali nelle strategie di alimentazione animale con fonti alternative che soddisfino le esigenze degli animali e non entrino in competizione con l'alimentazione umana.


In questo contesto, diversi sottoprodotti agroindustriali commestibili sono stati ampiamente studiati come ingredienti delle diete dei ruminanti per ridurre l'impatto ambientale dovuto alla fisiologia animale e alle catene di produzione industriale in accordo con le strategie di economia circolare riducendo allo stesso tempo la competizione tra cibo e mangime. Inoltre, la somministrazione di coprodotti con la dieta, soprattutto quelli ricchi di molecole bioattive, rappresenta uno strumento promettente per modulare l'attività del microbiota del rumine.


L'olivicoltura è tipica dell'area mediterranea, dove la catena di produzione dell'olio genera diversi coprodotti. Tra questi, la sansa di oliva (OOP), ottenuta dopo la molitura delle olive, è quantitativamente uno dei più importanti. Anche il volume delle foglie di olivo (OTL), derivanti dalle prime fasi della filiera olearia, è in continuo aumento grazie alla diffusione della raccolta meccanica.


Entrambe sono già impiegate come fertilizzanti o substrati nella digestione anaerobica in impianti di biogas, ma la presenza di polifenoli (PP) e acidi grassi polinsaturi (PUFA) può renderle ingredienti promettenti nella dieta dei ruminanti, recuperando così una matrice ricca di composti funzionali e valorizzando ulteriormente la filiera dell'olio di oliva. In particolare, la OOP è ricca di PP idrosolubili (ad esempio idrossitirosolo e tirosolo), acido oleico e acido linoleico. Inoltre, le OOP prodotte oggi sono prive di nocciolo e quindi più digeribili, superando il problema principale del loro riutilizzo nell'alimentazione animale. Le foglie di olivo hanno un elevato contenuto di oleuropeina, PP idrolizzabile, OA e acido linolenico, ma la qualità della fibra è di solito peggiore di quella della OOP.


Considerando la capacità dei microrganismi del rumine di valorizzare i nutrienti del mangime e di trasformarli in proteine o energia altamente digeribili, si può ipotizzare che l'inclusione di OOP e OTL come ingredienti della dieta possa sostituire ingredienti convenzionali come i foraggi grezzi o i concentrati.


Precedenti studi in vivo hanno esaminato l'effetto di OOP e OTL come ingredienti non convenzionali nelle diete dei ruminanti sulle prestazioni e sulla qualità del latte. La sansa di oliva e l'OTL hanno modulato il tasso di bioidrogenazione dei PUFA nel liquor del rumine, aumentando il contenuto di molecole funzionali come LA o OA nel latte. Le foglie di olivo hanno determinato un minore indice aterogenico e trombogenico e un minore potenziale ipercolesterolemico nel latte. Pertanto, lo scopo del presente studio è stato quello di esaminare in dettaglio l'impatto di OOP o OTL sui processi di bioidrogenazione (BH) del rumine e sulle comunità microbiche.


Conclusioni dello studio e possibili sviluppi


La crescente domanda di processi più sostenibili impone un nuovo utilizzo dei sottoprodotti vegetali generati principalmente dalle industrie agroalimentari. I sottoprodotti della lavorazione delle olive possono essere riutilizzati come nuovi ingredienti nella dieta dei ruminanti, in modo da migliorare la sostenibilità di entrambe le filiere produttive. Con questa strategia, si riduce la competizione tra cibo e mangime e si valorizzano i sottoprodotti di una delle produzioni tipiche del Mediterraneo, alternativamente destinati allo smaltimento.



I dati riportati in questo studio hanno confermato che OTL e OOP provenienti dalla post-macinazione delle olive possono essere considerati buoni ingredienti non convenzionali nella strategia di alimentazione dei ruminanti e che il loro impatto sulla comunità microbica è minimo. Sia OTL che OOP hanno mostrato effetti simili sul BH del rumine, modulando selettivamente le attività microbiche senza effetti negativi sull'ecologia del rumine.

 

Fonti:

Il presente articolo è un estratto della pubblicazione intitolata "Participatory approaches and Social Network Analysis to analyse the emergence of collective action for rural development: a case study in the Spanish Pyrenees" presente sull'Italian Journal of Animal Sciences e consultabile in versione integrale al seguente link: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1828051X.2024.2331560?src=exp-la

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