top of page

Pastoralismo e agroecosistemi: un anno di monitoraggio della transumanza delle pecore


La transumanza è una pratica pastorale antica che intreccia mobilità stagionale, gestione sostenibile dei pascoli e un ricchissimo patrimonio culturale. Oggi, però, questa tradizione è sempre più rara, minacciata da cambiamenti socio‑economici e ambientali. Comprenderne il valore ecologico e culturale richiede strumenti moderni: per questo lo studio analizza i movimenti dei greggi attraverso il tracciamento GPS, rivelando come pastori e animali interagiscono con paesaggi complessi e risorse variabili. Di seguito l'approfondimento.


La pratica della transumanza, una forma di pastorizia mobile, può essere definita come la migrazione stagionale di pastori e greggi tra diverse aree, con l'obiettivo di garantire l'accesso durante tutto l'anno a foraggio di qualità per il bestiame. A seconda delle aree in cui si verifica, la transumanza può essere definita verticale, passando dalle zone di pianura a quelle di alta montagna e viceversa, oppure orizzontale, coinvolgendo solo le zone di pianura. Il pastoralismo ha tradizionalmente seguito i percorsi esistenti e la disponibilità stagionale dei pascoli, creando rotte migratorie fisse per la transumanza. Infatti, la transumanza è fortemente legata alla presenza di infrastrutture territoriali, come fienili, abitazioni di montagna, strade e recinzioni, ma anche a prodotti alimentari specializzati, valori culturali e festività, che le conferiscono un significato culturale.


Per questi motivi, la transumanza riveste una notevole importanza come patrimonio culturale, essendo stata riconosciuta dall'UNESCO nel 2023 come “Patrimonio culturale immateriale dell'umanità” per il suo ruolo nel mantenimento del paesaggio, delle conoscenze e delle tradizioni. Nonostante il suo contributo culturale, la transumanza è attualmente praticata sempre più raramente. Le ragioni di questo declino sono varie, ma possono essere il risultato di sfide interconnesse, come l'intensificazione dell'allevamento del bestiame, l'abbandono delle montagne e la crescente urbanizzazione delle pianure, oltre alle dure condizioni di lavoro e agli investimenti inadeguati derivanti dalle politiche.



La transumanza, oltre a garantire la fornitura di prodotti di origine animale di alta qualità, ha un potenziale multifunzionale. Infatti, la gestione degli ecosistemi agricoli attraverso la transumanza può promuoverne la multifunzionalità, compresa la fornitura di diversi servizi ecosistemici, quali il mantenimento dei pascoli montani e degli ecotoni, lo sfruttamento delle risorse foraggere spontanee, il mantenimento delle aree di pascolo aperte e l'offerta di un'opportunità economica a sostegno delle comunità rurali nelle zone svantaggiate, la conservazione delle risorse genetiche animali come le razze locali e il relativo patrimonio culturale.


Per comprendere questi potenziali benefici è necessario innanzitutto studiare in modo approfondito le dinamiche spaziali e temporali delle rotte di transumanza e il loro utilizzo delle diverse risorse paesaggistiche. A tal fine, negli ultimi anni il tracciamento GPS è emerso come una tecnica rilevante per monitorare continuamente i modelli di movimento degli animali allevati in libertà.


Il crescente utilizzo del tracciamento GPS si basa sulla sua elevata precisione spaziale di posizionamento e sulla programmazione variabile della posizione, da secondi a giorni, che consente un'analisi spaziale e temporale su scala fine. Monitorando con precisione i movimenti del bestiame in relazione alle varie caratteristiche ambientali, i dati GPS forniscono informazioni utili sulle rotte di movimento della transumanza, sull'uso e la selezione degli agroecosistemi e sul comportamento del gregge.


Nel nord Italia, l'allevamento ovino ha subito un forte declino negli ultimi decenni e i tradizionali sistemi di transumanza sono diventati molto rari. In questa zona il paesaggio è molto frammentato, con le zone di pianura caratterizzate da un'agricoltura intensiva e da un'elevata presenza umana, mentre le zone di montagna sono caratterizzate dall'abbandono dell'agricoltura e da sistemi di allevamento estensivo basati sui pascoli.


Questo studio ha analizzato il movimento di due greggi transumanti di pecore (Gregge 1 e Gregge 2), composti rispettivamente da circa 1700 e 1500 capi, attraverso le regioni Veneto e Friuli Venezia-Giulia. Il monitoraggio è stato effettuato posizionando un collare GPS su una pecora di ciascun gregge per un anno, registrando la sua posizione ogni ora. Le ipotesi alla base di questo studio erano:

  1. diverse metriche di movimento potevano essere utilizzate per discretizzare le macro fasi della transumanza;

  2. i greggi, nonostante i diversi contesti, tendevano a selezionare aree aperte durante le varie fasi della transumanza;

  3. i greggi tendevano a selezionare aree marginali o più accessibili per lo stazionamento notturno durante la fase di estivazione nel contesto alpino. Per valutare queste ipotesi, sono stati utilizzati approcci statistici distinti per ciascuna ipotesi e applicati separatamente a ciascun gregge.


I risultati sono stati poi confrontati indirettamente nella discussione, evidenziando le somiglianze osservate. Lo scopo dello studio era quello di testare metriche e metodologie per analizzare i modelli di movimento di diverse gestioni della transumanza, poiché questa conoscenza è preliminare all'implementazione di indicatori per valutare la multifunzionalità fornita da questa pratica pastorale e dagli agroecosistemi utilizzati.


Conclusione e possibili sviluppi dello studio


Il tracciamento GPS delle mandrie transumanti ha permesso di caratterizzare diverse macro fasi della transumanza attraverso varie metriche di movimento, in particolare il “gradiente altitudinale netto quadrato” e la “distanza netta quadrata”.



Questo monitoraggio ha anche sottolineato come le pratiche di transumanza possano contribuire all'uso e alla conservazione di diversi agroecosistemi, modellati dalle decisioni dei pastori che sono influenzate sia dal contesto ambientale che da quello sociale. In particolare, i risultati hanno rivelato che i pastori dimostrano una notevole capacità di adattamento, impiegando diverse strategie per ottimizzare l'uso delle risorse disponibili in paesaggi diversi.

Tuttavia, gli impatti ecologici di queste strategie, sia benefici che dannosi per gli agroecosistemi coinvolti e la loro fornitura di servizi ecosistemici, richiedono ulteriori indagini per essere compresi appieno.


Fonti: Il presente articolo è un estratto della pubblicazione intitolata "Pastoralism and agro-ecosystems: a year of hour-by-hour sheep transhumance monitoring", disponibile sull'Italian Journal of Animal Science al seguente link:

Commenti


bottom of page